L’intelligenza artificiale rischia di catalizzare l’incremento delle disuguaglianze, con effetti negativi di lungo periodo sul tessuto economico-sociale internazionale. Serve un impianto collaborativo tra i decisori internazionali che fissi chiare regole e miri a condividere la ricchezza accumulata da chi detiene il controllo di modelli, software, infrastrutture e dei dati che alimentano gli strumenti di intelligenza artificiale. Come riportato da Riccardo Barlaam sul Sole 24 Ore del 23 gennaio, Larry Fink, CEO della società multinazionale di investimento BlackRock e neo co-presidente del World Economic Forum, mette in guardia dai «pericoli per la società futura dell’AI per pochi».
La tesi di Fink è supportata da un rapporto Oxfam che indaga proprio il tema della disuguaglianza globale. I 12 miliardari più ricchi al mondo possiedono una ricchezza superiore a quella detenuta dalla metà più povera dell’umanità e il tasso di riduzione della povertà globale è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi sei anni. Anzi, in Africa si è registrato un amento della povertà estrema e, attualmente, una persona su quattro vive in condizioni di precaria sicurezza alimentare.
Sempre secondo Fink, l’intelligenza artificiale sarà protagonista di un grande cambiamento, ma è necessario che le economie globali collaborino per una distribuzione equa, attenta e sostenibile del guadagno prodotto dalle nuove tecnologie.