La legge 132/2025 sottolinea in maniera puntuale i limiti di utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria. Secondo l’art.15, comma 1 «è sempre riservata al magistrato ogni decisione sull’interpretazione e sull’applicazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sull’adozione dei provvedimenti», con i sistemi di AI che possono offrire un supporto al fine di semplificare le attività amministrative accessorie e migliorare l’organizzazione dei servizi.
Un utilizzo non conforme degli strumenti di intelligenza artificiale può avere un rilievo anche sul piano disciplinare, qualora un magistrato agisca con negligenza e in modo irresponsabile. E’ infatti in corso un procedimento disciplinare nei confronti di un magistrato che, nella cornice di una sentenza di secondo grado in materia fiscale, ha fatto riferimento a precedenti inesistenti. L’errore parrebbe riconducibile a un uso disattento dell’intelligenza artificiale, in contrapposizione con le disposizioni legislative in materia.
Con l’avvio dell’azione disciplinare da parte della Procura generale presso la Corte della Cassazione, si attende la fase di interrogatorio e, successivamente, la calendarizzazione dell’udienza.